Vai al contenuto
PrezziFinder
Legale e famiglia

Quanto costa un avvocato nel 2026: moltiplicate il preventivo per 1,46

La cifra che vi dice l'avvocato non è quella che pagherete. Tra il compenso pattuito e il totale in fattura ci sono tre voci obbligatorie che si sommano una sull'altra, e insieme valgono il 46% in più.

A cura di Aggiornato il 11 settembre 2026

L’aritmetica che nessuno vi spiega

Il compenso non è il totale. Sopra ci vanno tre voci, e si applicano a cascata, ognuna sulla somma precedente.

Passaggio Calcolo Su 1.000 €
Compenso pattuito — 1.000,00 €
+ spese generali 15% sul compenso 1.150,00 €
+ CPA 4% su compenso + spese generali 1.196,00 €
+ IVA 22% su tutto quanto sopra 1.459,12 €

Il moltiplicatore è 1,46.

Non è un margine dello studio: sono voci previste per legge, e nessuna delle tre è negoziabile. Il rimborso spese generali del 15% è stabilito dal DM 55/2014 e copre affitto, utenze e segreteria senza documentazione analitica. La CPA è il contributo alla Cassa Forense che l’avvocato deve addebitarvi. L’IVA è l’IVA.

Quindi quando vi sentite dire “sono circa duemila euro”, il conto reale è 2.918 euro.

Chiedete sempre se la cifra indicata è al netto o al lordo degli accessori. Nella pratica professionale si intende quasi sempre al netto.

Quanto costano le pratiche più comuni

I parametri del DM 147/2022 danno un riferimento per scaglione di valore.

Decreto ingiuntivo:

Valore della causa Compenso medio
fino a 5.200 € 473 €
5.201 – 26.000 € 567 €
26.001 – 52.000 € 1.370 €
52.001 – 260.000 € 2.242 €

Atto di precetto:

Valore Compenso medio
fino a 5.200 € 142 €
5.201 – 26.000 € 236 €
26.001 – 52.000 € 331 €

Causa ordinaria in Tribunale, valore 25.000 euro, tutte e quattro le fasi a valori medi: circa 5.077 euro di compenso, che con accessori diventano 7.407,95 euro.

Per il vostro caso, fase per fase e con il contributo unificato, c’è il calcolo della parcella dell’avvocato.

Applicate il moltiplicatore a ognuna di queste cifre e avrete il numero che vi arriva in fattura.

Le quattro fasi, e perché contano

Il compenso non si calcola sulla causa nel suo insieme, ma sulle fasi effettivamente svolte:

Se la causa si chiude con una transazione dopo la fase introduttiva, le altre due non si pagano.

È il motivo per cui un preventivo onesto indica il compenso per fase e non una cifra unica. Chiedetelo in quel formato: vi permette di sapere cosa state pagando se il procedimento si ferma prima.

Le spese vive sono un’altra cosa

Fuori dal calcolo restano gli esborsi anticipati per vostro conto: contributo unificato, marche da bollo, notifiche, trasferte, eventuali compensi del consulente tecnico.

Si aggiungono fuori campo IVA e non entrano nella base su cui si calcolano spese generali, CPA e imposta. Sono soldi che l’avvocato anticipa e vi rifattura tali e quali.

Vanno chiesti a parte nel preventivo, perché su una causa possono valere centinaia di euro e non compaiono nel moltiplicatore.

I parametri non sono tariffe

Questo è l’equivoco più diffuso: nessuno è obbligato a seguire i numeri delle tabelle.

Le tariffe forensi sono state abolite. I parametri del DM 55/2014, aggiornati dal DM 147/2022, servono al giudice per liquidare i compensi quando manca un accordo tra le parti, o quando la parte soccombente deve rifondere le spese.

Tra voi e il vostro avvocato il compenso è liberamente negoziabile, e può essere concordato a forfait, a ore o per fasi.

Il che significa che chiedere due o tre preventivi ha senso, esattamente come per qualsiasi altro professionista.

Il preventivo scritto

Il compenso va confermato con un preventivo scritto, e potete chiederlo prima di conferire l’incarico.

Fatevi indicare tre blocchi separati:

  1. il compenso, possibilmente per fase
  2. gli accessori: spese generali 15%, CPA 4%, IVA 22%
  3. le spese vive stimate, fuori campo IVA

Un preventivo con una cifra sola non vi permette di capire nulla, e soprattutto non vi permette di confrontarlo con quello di un altro studio.

Due domande da aggiungere: cosa succede se la causa si chiude prima, e cosa è escluso dal preventivo.

Due casi particolari

Se il vostro avvocato è in regime forfettario, non applica l’IVA. Restano il 15% di spese generali e il 4% di CPA, più una marca da bollo da 2 euro sopra i 77,47 euro. Il moltiplicatore in quel caso scende a circa 1,20.

Se siete un’impresa o un professionista, e quindi sostituti d’imposta, si applica anche la ritenuta d’acconto del 20%. Non è un costo in più: è un anticipo di imposta che trattenete voi e versate all’Erario per conto dell’avvocato.

Quando non si paga

Chi rientra nei limiti di reddito previsti ha diritto al patrocinio a spese dello Stato: in quel caso il compenso dell’avvocato viene liquidato dallo Stato e non è a vostro carico.

La domanda si presenta al consiglio dell’ordine degli avvocati competente, e vale anche per diverse procedure stragiudiziali.

Materie collegate

Per le procedure di famiglia i conti sono nelle guide su quanto costa divorziare e quanto costa la separazione consensuale, dove la leva più forte è il numero di avvocati coinvolti. Per le pratiche ereditarie, quanto costa la successione.

Come abbiamo verificato questi dati

Il rimborso spese generali del 15%, i parametri per scaglione e le fasi del procedimento derivano dal DM 55/2014 e dai suoi aggiornamenti, in particolare il DM 147/2022. Il contributo integrativo del 4% è dovuto alla Cassa Forense e l’aliquota IVA è quella ordinaria.

Il compenso non ha un tariffario obbligatorio: i valori indicati sono parametri di riferimento, non prezzi. Solo un preventivo scritto riferito al vostro caso fa fede.

Questa pagina ha finalità informative sui costi e non costituisce consulenza legale.

Domande frequenti

Quanto costa un avvocato nel 2026?

Dipende dal valore della causa e dalle fasi svolte. Per un decreto ingiuntivo fino a 5.200 euro il parametro medio è di 473 euro di compenso, per una causa ordinaria in Tribunale da 25.000 euro con tutte e quattro le fasi si arriva a circa 5.077 euro. A queste cifre vanno aggiunti spese generali, CPA e IVA.

Perché la fattura è più alta del preventivo?

Perché al compenso si sommano tre voci obbligatorie, in quest'ordine: rimborso spese generali del 15%, contributo Cassa Forense del 4% e IVA al 22%. Applicate a cascata portano un compenso di 1.000 euro a 1.459,12 euro, cioè il 45,9% in più.

Le spese generali del 15% si possono togliere?

No. Il rimborso forfettario del 15% è previsto dal DM 55/2014 e copre i costi di studio non documentabili, come affitto, utenze e segreteria. È obbligatorio e non può essere ridotto nemmeno dal giudice in sede di liquidazione.

Ho diritto a un preventivo scritto?

Sì. Il compenso è oggetto di libera pattuizione e va confermato con un preventivo scritto. Chiedetelo sempre prima di conferire l'incarico, e fatevi indicare separatamente compenso, accessori e spese vive.

Cosa sono le spese vive e perché non compaiono nel calcolo?

Sono gli esborsi anticipati per vostro conto: contributo unificato, marche da bollo, notifiche, trasferte, compensi del consulente tecnico. Si aggiungono fuori dal campo IVA e non rientrano nella base su cui si calcolano spese generali, CPA e imposta.

I parametri forensi sono tariffe obbligatorie?

No. Le tariffe forensi sono state abolite: i parametri del DM 55/2014, aggiornati dal DM 147/2022, servono al giudice per liquidare i compensi quando manca un accordo. Tra cliente e avvocato il compenso resta liberamente negoziabile.