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Legale e famiglia

Quanto costa divorziare in Italia nel 2026: da 16 euro a oltre 15.000

Del conto finale, solo 43 o 98 euro sono stabiliti dal tribunale. Tutto il resto sono onorari, e dipendono da una cosa sola: se c'è un accordo. Ecco le quattro strade e quanto costano davvero.

A cura di Aggiornato il 3 settembre 2026

Le quattro strade

Procedura Contributo unificato Onorari Tempi
In Comune 16 € di diritto fisso avvocato facoltativo circa 2 mesi
Negoziazione assistita non dovuto 500 – 3.000 € a coniuge 1 – 3 mesi
Consensuale in tribunale 43 € 800 – 2.500 € a coniuge 2 – 10 mesi
Giudiziale 98 € da 3.000 € a oltre 15.000 € 1 – 5 anni

Come per quasi tutte le pratiche italiane, la parte fissata dallo Stato è minuscola. Quarantatré o novantotto euro. Tutto il resto sono onorari professionali, e su quelli non esiste un tariffario obbligatorio.

Il vero discrimine non è la procedura che scegliete: è se un accordo c’è o non c’è.

L’opzione da 16 euro che quasi nessuno conosce

Si può divorziare davanti all’ufficiale di stato civile del Comune, pagando un diritto fisso di 16 euro. Nessuna marca da bollo, nessun contributo unificato, e l’avvocato non è obbligatorio.

I requisiti però sono stringenti. Serve che non ci siano figli minori, né figli maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap grave. E l’accordo non deve contenere patti di trasferimento patrimoniale: se dovete trasferire una quota di casa, questa strada si chiude.

Per una coppia senza figli e senza patrimonio da dividere, che ha già superato il periodo di separazione, è la via più economica in assoluto.

Chi vuole comunque far verificare il testo dell’accordo da un legale può farlo: si parla di circa 300 euro a coniuge, e resta l’opzione più conveniente di tutte.

Perché la procedura “senza tasse” può costare di più

Questa è la cosa che la maggior parte delle guide non spiega, e vale soldi veri.

La negoziazione assistita viene presentata ovunque come la scelta economica, perché non prevede contributo unificato. È vero, ma è mezza verità: la legge richiede che ciascun coniuge sia assistito dal proprio avvocato. Due professionisti, due parcelle.

Nel ricorso congiunto in tribunale i coniugi possono invece essere assistiti da un unico avvocato, se non sussiste conflitto di interessi. Una parcella sola, divisa in due.

Il risultato è controintuitivo: la strada con 43 euro di contributo unificato può costare meno di quella che non ne prevede affatto. Alcuni servizi legali pubblicano prezzi che lo mostrano chiaramente, con il ricorso congiunto sotto i 700 euro per la coppia e la negoziazione assistita sopra i 1.000.

Non è una regola universale, perché dipende dalle tariffe del professionista. È però la prima domanda da fare quando chiedete un preventivo: posso usare un solo avvocato?

Quando il conto esplode

Il divorzio giudiziale è un’altra categoria di spesa. Il contributo unificato sale a 98 euro, cifra irrilevante rispetto al resto.

Gli studi specializzati applicano tariffe che partono da 3.000 euro a persona per procedure standard e raggiungono i 12.000-15.000 euro nei casi complessi. Nelle grandi città le medie sono più alte: a Roma si parla di 3.500-5.000 euro a persona come base, con casi complessi che arrivano molto oltre.

I tempi vanno da uno a cinque anni, e ogni mese in più è tempo professionale che qualcuno fattura.

Vale la pena dirlo apertamente: la differenza tra 1.000 e 15.000 euro non sta nella bravura dell’avvocato né nella complessità del patrimonio. Sta nell’esistenza di un accordo. Ogni punto su cui non si trova un’intesa, casa, assegno, affidamento, è tempo processuale, e il tempo processuale è la voce che fa il conto.

La separazione, che viene prima

Il divorzio non è il primo passo. Serve prima la separazione, con costi analoghi: da circa 1.500 euro con il ricorso in tribunale, a partire da circa 800 con la negoziazione assistita. I conti completi sono nella guida su quanto costa la separazione consensuale.

Con il rito unificato introdotto dalla Riforma Cartabia separazione e divorzio possono essere presentati in un unico ricorso. È la novità che incide di più sul conto complessivo, perché comprime due procedimenti in uno.

Se state chiedendo un preventivo, chiedete esplicitamente se il vostro caso può seguire il rito unificato. Non tutti lo propongono spontaneamente.

Se non potete permettervelo

Chi rientra nei limiti di reddito previsti può accedere al gratuito patrocinio. In quel caso non si pagano né gli onorari dell’avvocato, che vengono liquidati dallo Stato, né il contributo unificato.

La domanda si presenta al consiglio dell’ordine degli avvocati competente. Vale sia per le procedure consensuali sia per quelle giudiziali.

Le domande da fare al primo colloquio

  1. Il mio caso rientra nella procedura in Comune?
  2. Possiamo usare un solo avvocato con il ricorso congiunto?
  3. Si può fare separazione e divorzio in un unico ricorso?
  4. Il preventivo è per l’intera procedura o solo per la fase iniziale?
  5. Cosa non è compreso: spese vive, notifiche, copie, eventuali consulenze tecniche?
  6. Rientro nei requisiti per il gratuito patrocinio?

La quarta è quella che riserva più sorprese. Un preventivo che copre solo il deposito del ricorso non è un preventivo per il divorzio.

Come abbiamo verificato questi dati

Gli importi del contributo unificato e il diritto fisso comunale sono stabiliti per legge. Le cifre degli onorari sono fasce rilevate da tariffari pubblicati da studi e servizi legali e da rilevazioni di settore aggiornate al 2026.

Gli onorari non hanno un tariffario obbligatorio: quelli indicati qui sono intervalli osservati, non prezzi. Solo un preventivo scritto, riferito al vostro caso concreto, fa fede.

Questa pagina ha finalità puramente informative sui costi e non costituisce consulenza legale.

Domande frequenti

Qual è il modo più economico per divorziare?

Davanti all'ufficiale di stato civile del Comune, dove si paga un diritto fisso di 16 euro e l'avvocato non è obbligatorio. È però possibile solo in assenza di figli minori o di figli maggiorenni non autosufficienti, e solo se l'accordo non contiene patti di trasferimento patrimoniale.

Quanto costa il divorzio consensuale in tribunale?

Il contributo unificato è di 43 euro. A questo si aggiungono gli onorari, in genere tra 800 e 2.500 euro a coniuge. Nel ricorso congiunto però i due coniugi possono essere assistiti da un unico avvocato, se non c'è conflitto di interessi, e questo divide la spesa in due.

La negoziazione assistita conviene sempre?

Non necessariamente, ed è la cosa che sorprende di più. Non prevede contributo unificato, ma richiede che ciascun coniuge abbia il proprio avvocato. Due parcelle possono superare l'unica parcella condivisa del ricorso congiunto in tribunale, nonostante lì i 43 euro si paghino.

Quanto costa il divorzio giudiziale?

Il contributo unificato sale a 98 euro, ma è la voce meno rilevante. Gli onorari partono da circa 3.000 euro a persona e nei casi complessi arrivano a 12.000-15.000 euro, con punte superiori nelle grandi città. La durata va da uno a cinque anni.

Si può divorziare senza avvocato?

Solo nella procedura davanti all'ufficiale di stato civile, e solo se ricorrono i requisiti previsti. In tutte le altre procedure l'assistenza legale è obbligatoria.

Cosa succede se non posso permettermelo?

Chi rientra nei limiti di reddito previsti può accedere al gratuito patrocinio: in quel caso non si pagano né gli onorari dell'avvocato né il contributo unificato. La domanda si presenta al consiglio dell'ordine degli avvocati competente.